| |
PER FEDERICA : VIOLENZA SULLE DONNE E' UN PROBLEMA DI CULTURA
di Avv. Agnese Usai
Quando la morte di una donna entra nella pagina di cronaca nera seguono, inesorabili, il balletto dell’indignazione dei politici, le proclamazioni di intenti dei legislatori e le dichiarazioni di solidarietà alla famiglia della vittima da parte del ministro proposto. Tuttavia la formale indignazione e l’astratta dichiarazione di guerra alla violenza contro le donne da parte degli organi istituzionali non bastano a fermare un fenomeno i cui numeri sono quelli di una carneficina. E se appare giusto fare una guerra culturale contro il fumo, non altrettanto prioritario appare riconsiderare il rapporto con la rappresentazione della figura femminile, anzi, l’essere conquistatore di donne e considerarle come suppellettile estetica è elevato a virtù negli incontri istituzionali anche recenti. Qui sta la miopia del sistema, che non riesce a vedere che la violenta prevaricazione del maschio sulla femmina viene quotidianamente alimentata dalla maniera in cui la donna viene considerata. Se un uomo arriva ad uccidere una donna, dietro il suo agire vi è un substrato culturale che lo “legittima” a farlo. La violenza che l’uomo esercita sulla donna deriva dalla considerazione della stessa come una merce, priva di volontà, di cui egli può disporre senza accettare rifiuti. La donna è un oggetto promozionale con espliciti fini di marketing.
Una rappresentazione della donna di questo tipo crea, culturalmente, un messaggio distorto sul rapporto di relazione che deve essere modificato. Scuola, famiglia, istituzioni, stampa, media, programmazione televisiva, tutti devono farsi portatori e promotori di una immagine della donna non mercificata. Senza questo un uomo, nutrito solo dai messaggi reiteratamente propinati dai media, può non comprendere l’esercizio di volontà della donna e, quando vede che lei non si sottomette al suo volere, pensa di poterne disporre fino ad ucciderla. Quanto ai possibili interventi, sotto il profilo culturale forse sarebbe utile l’istituzione di un Garante che vigili sulla dignità della donna, sul modo in cui la stessa viene rappresentata, sullo spazio che le viene concesso per parlare, sulla strumentalizzazione del corpo femminile a fini consumistici. Sotto il diverso profilo dell’assistenza alle vittime, esse vanno aiutate in tutto il percorso successivo allo stupro, alla violenza, a partire dai luoghi di prima accoglienza, di sostegno psicologico, dentro il processo ed economicamente laddove i responsabili non possano affrontare i dovuti risarcimenti.
Proprio a tale ultimo proposito, bisogna sottolineare che esiste una proposta di legge in Parlamento che prevede la possibilità di un indennizzo a favore delle vittime di reati violenti nell’ipotesi in cui il responsabile non ne abbia la possibilità economica. Tuttavia tale progetto di legge, che permetterebbe all’Italia anche di adeguarsi alla normativa europea ed in particolare alla Direttiva Comunitaria 2004/80/C sul sostegno alle vittime di reati, giace prevaricato da intercettazioni e finanziaria. Concludiamo ribadendo che senza interventi sul piano culturale e sull’effettiva assistenza alle vittime, a poco varranno l’indignazione e nuove formule legislative volte a rinominare quella che, nelle varie forme, è sempre la solita violenza sulle donne.
- Ecco il documento della proposta di legge Per Federica... ( clicca qui )
|